Traduzione


Liturgia del giorno

L’ANTICA CHIESA SANTA MARIA DI PORTOSALVO

II 22 ottobre 1671, dovendosi trasportare a Roma gli effetti personali del dimissionario vescovo geracese Vincenzo Vincentino, viene noleg­giata a Messina (ma il contratto fu firmato a Gerace, con atto pubblico rogato dal notaio Mario Gualtieri) la barca “Santa Maria di Portosalvo”, di padron Placido Romano.
Il fatto conferma l’esistenza di rapporti commerciali e di affari anche tra la nostra zona e Messina, e suggerisce che l’approdo della barca di padron Romano alle nostre spiagge potesse non essere episodico. Se tale ipotesi fosse tollerata, si potrebbe conseguentemente immaginare che fosse stata fondata proprio dalla ciurma di padron Romano la chiesa intito­lata a S.M. di Portosalvo che fra poco vedremo documentata sulla spiaggia di Siderno, accanto all’antica torre di guardia, almeno nell’ultimo quarto del XVII secolo, singolarmente coeva alla frequentazione dell’omonima barca messinese.
Tale affascinante accostamento è forse arbitrario, ma deve essere proposto se – come farò fra poco – potrò appunto retrodatare di circa 80 anni (avvicinandomi così sensibilmente al 1671) le notizie più antiche che abbiamo della nostra chiesa.

Finora, giurando sull’autorevolezza di monsignor Antonio Oppedisano, si è sempre ripetuto che le più   antiche menzioni della nostra chiesa non oltrepassavano la metà del XVIII secolo; anzi, il Nostro assicurava che “ha dovuto essere fondata dopo il 1755 perché non risulta dagli atti di S. Visita del  vescovo Rossi”. Egli riferiva anche che “in tempi antichi, prima che sorgesse la chiesa, (. . .) sulla spiaggia di Siderno sorgeva una cappelletta dedicata a Maria SS. di Portosalvo. Era stata eretta dai marinai, presso la vecchia torre.

L’Oppedisano non cita la fonte delle sue informazioni, e pertanto non è possibile valutarne l’attendibilità, ma ritengo che la successione “cap­pelletta” – “chiesa” non debba essere presa in considerazione, sia perché liturgicamente irrilevante, sia perché – come vedremo subito – in effetti la prima affermazione del Nostro è errata, l’esistenza della chiesa essendo menzionata proprio negli atti dai quali egli la esclude, cioè nel verbale della prima S. Visita di Cesare Rossi alla diocesi. Ivi, sotto la data del 31 (sic) novembre 1750 si legge che il vescovo Rossi, di ritorno da Grotteria, passa dalla Marina di Siderno e, ” equo desidiens, visitavit ecclesiam, quae prope littus maris erecta est”.

Si tratta proprio della nostra chiesa, ma, purtroppo, il foglio destinato ad accogliere il verbale della visita è desola­tamente bianco, con la sola intestazione “De maritima Ecclesia S. Mariae vulgo de Portu Salvo”. E’ una lacuna gravissima: infatti, se avesse steso il verbale, il vescovo Rossi, come sua abitudine, ci avrebbe lasciato la descri­zione dell’edificio cultuale, ed avrebbe trascritto tutte le notizie storiche all’epoca disponibili. Quanto resta, tuttavia, documenta l’esistenza della chiesa già nel 1750 e smentisce che “ha dovuto essere fondata dopo il 1755 “. A questo punto, però, bisogna prendere in seria considerazione un altro interessantissimo documento, finora mai messo in relazione con la nostra chiesa. Si tratta di una delle campane della chiesa di S.M. dell’Arco di Siderno Superiore, che reca la seguente iscrizione:

1693
+ S. M HIA DI PORTO
SALVO ORA PRO NOBIS
PER DEVOTIONE DI
GIOSEPPE CORSARO

Che tale campana potesse essere appartenuta alla chiesa della Marina l’avevo sospettato fin da quando ero venuto a conoscenza dell’i­scrizione6, anche se appariva estremamente difficile accertare le circo­stanze dell’evidente trasferimento. Invece, l’istanza che segue, da me ritrovata nell’Archivio di Stato di Reggio Calabria, svela finalmente il “mistero”.

Eccone il testo:
A Sua Eccellenza
II Sign. Intendente della Provincia di Reggio. Eccellenza.
Gli abitanti della Marina di Siderno espongono, che la di loro curata chiesa sotto il titolo di S. Maria di Portosalvo ne aveva una campana di proprietà di detta chiesa, fatta da cento, e più anni per uso delle Sacre funzioni, come il tutto ritrovasi dall’i­scrizione incisa in detta campana. Intanto l’Arciprete di Siderno abusando, sono circa otto anni, che privò questa popo­lazione di una tal campana avendola trasferito in Siderno per uso della sua chiesa. Or siccome una tal campana è di somma necessità a questa Chiesa per essersi di molto aumentata que­sta sottocomune, e pure perché per dritto si appartiene, perciò ricorrono alla giustizia dell’E.S. onde Ella ordinasse, che la pre­detta campana fosse restituita alla suddetta Chiesa di Porto-salvo.
E l’avranno à grazia, come dal Cielo.
Vincenzo Audino Ec. curato di detta Chiesa – Fortunato Macrì – Nunziato Polimeni – Domenico Congiusta – Antonio Rispoli -Francesco Audino – Gaetano Maresca – Giuseppe Macrì -Domenico Romeo – Tommaso Fassano (?) – Antonio Savarese -Vincenzo Galluccio – Vincenzo Romeo – Rocco Oppedisano -Carlo Macrì.

Che la campana reclamata fosse quella che ora si trova sul campanile di S.M. dell’Arco mi pare che non possa essere messo in dubbio. A me, in veri­tà, ciò sembra del tutto indiscutibile e pertanto mi è possibile affermare che la nostra chiesa esisteva già almeno nel 1693, data che, come si vede, è abbastanza vicina a quella del rogito citato all’inizio, che documenta la frequentazione del nostro litorale nel XVII secolo da parte di marinai sici­liani devoti della Madonna di Portosalvo.

A Messina, il culto a Maria SS. di Portosalvo risale, secondo il Samperi, almeno al XV secolo; in Calabria, anzi nella Calabria jonico-reggina, esso è documentato agli inizi del ‘600 a Reggio e nel 1637 a Melito Porto Salvo.
Come ben si vede, niente si oppone a che anche sulla spiaggia di Siderno possa essere stata eretta una chiesa intitolata a S.M. di Portosalvo nel corso del XVII secolo. Si trattava di una chiesa senza cura d’anime, “custodita – scrive l’Oppedisano – da due eremiti”. Anche di tale notizia viene omessa la fonte, e non si sa che valore attribuirle. Certo, della chiesa si servivano i conta­dini delle campagne circostanti e gli abitanti delle poche case che già nel XVII – XVIII secolo erano costruite all’ombra e sotto la protezione militare della torre di guardia. Vi si celebrava ovviamente la messa almeno festiva e, di tanto in tanto, qualche rito nuziale. Francesco Prati, uno degli storici di Siderno, afferma di aver letto, registrato nell’apposito libro della chiesa arcipretale di Siderno Superiore (nella cui giurisdizione ricadeva la Marina), l’atto del matrimonio tra Francesco De Nicola e Cecilia Misuraca, cele­brato nella chiesetta della Marina il 5 febbraio 1770. Quel registro è attualmente irreperibile, ma non c’è ragione di dubitare dell’afferma­zione del Prati. Dalla seconda metà del Settecento, d’altra parte, si inco­minciano ad avere notizie più circostanziate, tali da consentirci di ricostruire con una certa attendibilità le tappe di crescita della nostra cittadina e della chiesa. Di questa, anzi, redatto il 30 luglio 1784 per la Cassa Sacra, possediamo l’inventario dei beni, dal quale risulta che essa dispo­neva, a quella epoca, di un capitale liquido di 75 ducati, dato in censo ad otto persone all’interesse del 5%, e di 5 piccole costruzioni (“celle”), site intorno o contigue alla chiesa, affittate per complessivi 8 ducati. Nella stessa chiesa sembra ci fosse, poi, la cappella di S. Lucia, che possedeva 13 gelsi nelle contrade Campo e Casanova, tomolate 3 1/2 di terreno coltivato a vigna nelle contrade Tamburo e Fronzato (dato in colonia) e 5 censi. Il boom demografico della Marina di Siderno è legato alle conse­guenze del disastroso terremoto che sconvolse la Calabria reggina nel 1783. Da quel sisma l’antico centro di Siderno Superiore ricevette danni notevoli, tali che molti di quegli abitanti decisero di trasferire la propria residenza nella più sicura Marina. Nel volgere di qualche mese vi si rac­colsero circa 300 abitanti, tanti che il vescovo geracese dell’epoca, Pietro Domenico Scoppa, seriamente preoccupato delle loro necessità spirituali, il 14 febbraio 1786 nominò un economo curato residenziale, don Leonardo Trento, con le facoltà di celebrare la messa e di confessare i fedeli nella chiesetta.

Naturalmente, l’espansione demografica (nel 1802 gli abitanti si erano più che raddoppiati) mise in evidenza l’insufficiente capienza della antica chiesetta, e se ne dovette progettare l’ampliamento. I lavori furono eseguiti (o completati, non si sa bene) nel 1808/09 e l’edifìcio sacro assunse l’aspetto che avrebbe poi mantenuto fino alla sua totale demolizione, nel 1945/46, a tre navate, tre ingressi frontali, una bella cupola sul presbiterio, un grazioso campanile a vela. All’interno, stucchi e lavori vari di maestranze serresi e tre altari: ai lati quelli del SS. Sacramento di S. Francesco di Paola, al centro l’altare maggiore, nel cui fastigio continuò a trovare posto un’antica tela raffigurante la titolare della chiesa e futura patrona di Siderno, Maria SS. di Portosalvo. Crescendo il paese, si affacciarono nuovi problemi ed esigenze.

La Marina di Siderno, già in precedenza nodo commerciale marittimo verso le valli del Torbido e del Novito ed i grossi centri ivi dislocati, si sviluppò in una maniera sorprendente: “Questa [Marina] – scrive M. Macrì, che pub­blicò la sua Sidernografìa nel 1824 – da che han fissato in essa la residenza gl’impiegati della Regia Dogana di Gerace, è divenuta l’emporio di quasi tutta la provincia. I comodi, che quivi si ritrovano e di magazzini e di abita­zioni, richiamano da ogni parte i commercianti. E per conseguente, di con­tinuo veggionsi delle immissioni di vettovaglie, e d’altri vari generi, che si diraman poscia ne’ paesi interni. Sono anche frequenti perciò l’estrazioni d’olio, di vino, di fichi, di seta e d’altre derrate indigene. Notisi, che in tempo d’inverno quel naufragoso golfo sidernate in poche ore diventa un caos di flutti spumanti; talché i legni procedenti da Grecia, e dal Mare Adriatico, sopraffatti da venti contrari, bene spesso ivi ne’ tempi andati naufragarono. Fassi colà, in vigor di real decreto de’ 18 agosto 1819, dal dì 3 agli 8 settembre di ciascun anno una gran fiera; celebrandosi la festa della Madonna di Portosalvo, titolo di quella chiesa a tre navate. Sonovi già ivi stabiliti con fondachi alcuni mercanti amalfitani e siciliani”.
Dal 1819, dunque, incominciò a svolgersi la fiera, famosa e frequenta-tissima fino a qualche decennio fa. Essa era aspetto essenziale della festa che annualmente veniva organizzata in onore della Patrona, della quale, nello stesso 1819, in sostituzione dell’antico (e non più esistente) quadro, fu commissionata a Napoli la bella statua lignea che i fedeli continuano tuttora a venerare. Il continuo progresso della Marina incominciò a proporre il problema dell’istituzione della parrocchia. Per quanto se ne sa, il primo vescovo ad inserire tale proposito nel proprio piano pastorale fu Giuseppe Maria Pellicano, che resse la cattedra dal 1818 al 1833. La documentazione di tale intenzione emerge non solo dalle triennali relazioni ad limina Apostolo-rum’, ma anche dalle carte che si leggono nella pratica aperta presso le autorità civili con la richiesta di trasferire alla Marina una delle parrocchie di Siderno Superiore. La parrocchia da “sacrificare” sembrava dovesse essere quella della SS. Annunziata, ma non se ne fece nulla, quasi certa­mente per le reazioni di quei parrocchiani. Intanto, come s’è detto, a don Leonardo Trento era succeduto, verso la fine del secolo, un altro economo, don Giuseppe Giacomo Macrì, al quale ben presto (verso il 1819) si aggiunse, come coadiutore, don Vincenzo Audino. Nel 1826 il Macrì chiese l’adeguamento dei mezzi di sostentamento. Evidentemente perché ne ebbe risposta negativa, o anche per altri motivi più personali, verso il 1830, egli se ne andò a Salerno e l’Audino divenne economo curato provvisorio. Ma si trattava, per l’Audino (che, con il Macrì, dal punto di vista economico, aveva goduto soltanto di riconoscimenti occasionali, graziosi ed aleatori), di una soluzione molto precaria, considerate anche le crescenti necessità del paese.

Se ne rese conto il vescovo Perrone (1834-1852), il quale, con propria bolla del 20 marzo 1835, considerati i meriti dell’Audino, decise di nominarlo economo curato stabi­le, conferendogli le facoltà proprie degli economi curati ed assegnandogli lo stipendio annuo di 36 ducati (a carico del Comune), oltre ai diritti nascenti dalla gestione della chiesa. Soltanto i matrimoni (ma le pubblicazioni si sarebbero sempre fatte nella chiesa di Portosalvo per ovvi motivi di pubblicità) continuavano ad essere di pertinenza dell’arciprete di Siderno Superiore, ricadendo la Marina sotto quella giurisdizione parroc­chiale. Tutto ciò veniva pastoralmente e canonicamente sostenuto con la doverosa considerazione delle aumentate esigenze della popolazione della Marina, che cresceva vistosamente di anno in anno (grazie anche all’apporto di non pochi mercanti qui stabilitisi per motivi di commercio), e che, per di più, si disperdeva su un territorio molto vasto.

Dal punto di vista economico, la condizione determinata dalle deci­sioni del vescovo Perrone si rivelò ancora inadeguata. 136 ducati assegnati all’economo curato non solo venivano pagati dagli amministratori comunali fra molti mugugni, ma risultavano del tutto insufficienti per il decoroso sostentamento del sacerdote. Fu così che il vescovo Perrone ricorse ad una soluzione più congrua. Approfittando della vacanza dell’arcipretura di Siderno Superiore, il 7 agosto 1837 dettò un decreto con il quale, osservato che era giusto salvaguardare i diritti specialmente quelli delle tasse matrimoniali – dell’arciprete, ma che era altrettanto giusto tenere nella dovuta considerazione le aumentate incombenze dell’economo di Portosalvo, ne elevava lo stipendio a 60 ducati. Tale stipendio sarebbe stato a carico dell’arciprete, che l’avrebbe coperto con i 36 ducati annui del Comune e con i diritti disponibili. Qualora tale soluzione non fosse andata a genio all’arciprete pro-tempore, allora l’economo avrebbe avuto diretta­mente i 36 ducati pagati dal Comune ed avrebbe potuto disporre libera­mente di tutte le tasse incassate nell’esercizio delle proprie funzioni, anche di quelle fissate per la celebrazione dei matrimoni. L’accettazione esplicita di tale decreto – stabiliva il vescovo – era condizione indispensa­bile per poter concorrere ali’arcipretura di Siderno Superiore.
Pur non essendosi risolto il problema della parrocchia, la nostra chie­sa, a mano a mano che cresceva il paese, andava assumendo un’impor­tanza sempre maggiore. Essa veniva ora sottoposta a puntuale visita pastorale dall’ordinario di Gerace30, e, addirittura, il 19 maggio 1846, vide inginocchiati tra le sue mura i Reali di Napoli (Ferdinando II, Maria Teresa d’Austria ed il futuro Francesco II), i quali, arrivati a Siderno su una fregata a vapore, dopo essersi portati ad Agnana per visitare la miniera di carbon fossile ivi aperta, nel pomeriggio tornarono alla Marina, dove, ricevuti dal vescovo Perrone, si portarono in chiesa, “ed il pubblico fu edificato dalia religiosità del Suo Sovrano”.

La visita del re e la considerevole folla che per l’occasione vi si radunò fecero, però, osservare, nuovamente, che la chiesa era veramente troppo piccola. In una relazione sullo “Stato delle chiese del Comune di Siderno”, firmata dal sindaco F.A. Falletti il 22-7-1847, si afferma che essa è “in ottimo stato, ma insufficiente alla cresciuta popolazione per cui si sente il bisogno di erigersi in quella Marina una nuova chiesa più grande”32. Però, non si hanno notizie di iniziative in tal senso. Più concretamente, invece, la Curia geracese operava per l’istituzione della parrocchia. Nel 1854, seguita la vacanza di S. Maria dell’Arco per la morte del parroco Giuseppe Nicola Falletti (13-7-1854), si diede avvio alle pratiche per il trasferimento alla Marina di quell’ente parrocchiale. Nuovamente, l’iniziativa fallì per la reazione dei parrocchiani33, ma il sospirato provvedimento – fattagli imboccare una strada diversa, quella dell’erezione ex-novo – subì soltanto qualche anno di ritardo, il tempo per portare a compimento alcuni prelimi­nari. Prima, il 14 maggio 1857, furono nominati cappellani soprannumerari di Portosalvo tutti i sacerdoti residenti nella Marina; poi, il 10 marzo 1858, l’amministrazione comunale dovette assumersi l’onere di elevare da 36 a 100 ducati annui la congrua del futuro parroco; il 18 luglio 1859 fu concesso il R. Beneplacito, e finalmente, il 12 agosto 1859, il vescovo Lucia eresse la parrocchia e nominò primo parroco don Vincenzo Audino, che prese possesso il 15 agosto.
In verità, tutto ciò si portò a compimento per l’insistenza del vescovo e la sensibilità delle autorità civili centrali. Poco entusiasmo ci fu a Siderno Superiore. Ivi, le autorità comunali mal sopportavano di doversi accollare la spesa di 100 ducati annui per la congrua del parroco. Esse, giustamente, osservavano che, per il mantenimento della parrocchia, si sarebbe potuto assegnare al parroco pro-tempore l’antico beneficio di Salvi e Pizzillini, del valore di 200 ducati. Tale beneficio, che era di R. Patronato, era stato assegnato, invece, al sacerdote Paolo Romeo, il filosofo, chiamato a Napoli ad esercitarvi l’insegnamento in un liceo. Anche il vescovo si era detto favorevole a tale soluzione, pronto, anzi, ad assegnare al Romeo, se gradi­to, l’incarico di parroco di Portosalvo. Tuttavia, in attesa di verificare la disponibilità di tale beneficio, le autorità comunali si erano dovute piegare ad assumersi l’onere dei 100 ducati annui. Uguale malcontento proveniva dal clero, particolarmente dall’arciprete Marzano: fu lui il primo firmatario di un’istanza indirizzata il 25 marzo 1859 al sottintendente di Gerace per chiedere, almeno, “che l’affare [dell’erezione della parrocchia] si tempo­reggiasse”. Malgrado tutto, la parrocchia fu comunque eretta. Nell’apposita bolla, il vescovo di Gerace, dopo avere adeguatamente illustrato la decisione di istituire la nuova parrocchia, ne indica i limiti territoriali e fissa le prerogative giurisdizionali dell’arciprete di Siderno Superiore, precisandole fin da ora anche per quando – come molti indizi fanno prevedere – la Marina dovesse separarsi amministrativamente dall’antico centro. Nello stesso documento il presule definisce “elegante” la struttura della chiesa e “preziosa” la suppellettile sacra di cui è dotata.

Questa era costituita da “pezzi” particolarmente apprezzati – un ostensorio d’argento donato da Francesco Romeo “Bomba” nel 1831, una croce astile donata da Domenico Romeo ; un ricco pallio ricamato in seta ed oro donato da marinai maioresi; alcuni quadri – e da oggetti quali pissidi, calici, turiboli. La seguente relazione dell’economo curato Giuseppe Sarroino (il parroco Audino era evidentemente assente o infermo) ci raggua­glia sullo stato della parrocchia nel 1862.

L’antica e la nuova chiesa negli anni trenta del nostro secolo

© A cura del Prof. Enzo D’Agostino

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