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SIDERNO MARINA E LA CHIESA DI MARIA SS. DI PORTOSALVO
nell'attività pastorale degli Arcipreti Mons. Vincenzo Raschellà e Mons. Antonio Incognito

Episodi di vita religiosa che miravano certamente ad un fine precipuo : fare della chiesa di Maria SS. di Portosalvo un celebre santuario mariano. Nominato arciprete di Santa Maria di Portosalvo, con Bolla pontifìcia del 4 dicembre 1954, il sacerdote Antonio Incognito (18-2-1922 - Siderno -20-12-1987), già Vicario cooperatore nella medesima Parrocchia fin dalla sua ordinazione sacerdotale (8 luglio 1945), accanto al "pesante lavoro pastorale", assunse il compito di completare la Chiesa "di quelle rifiniture e decorazioni necessarie" perché diventasse veramente il tempio che Mons. Raschellà tanto desiderava, "a maggiore gloria di Dio e della Sua Santissima Madre".
Siderno tutta salutò con gioia la nomina ad arciprete di Siderno del Sac. Antonio Incognito, figlio di questa generosa e nobilissima Cittadina, che aveva risposto "alla divina chiamata" con tutto lo slancio del suo cuore, innamorato di Cristo.
Sin dai primi anni del suo magistero sacerdotale seppe adempiere con zelo e con amore ai suoi doveri pastorali, pur tra le numerose difficoltà di varia natura e le ferite materiali e morali che la guerra aveva lasciato anche a Siderno, e che ancora non si erano completamente rimarginate. Mons. Antonio Incognito, che ben conosceva i bisogni della gente, bisogni che potevano

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La Chiesa nel 1989 (foto Giulio Archinà)

indurre o alla disperazione senza speranza o alla rivolta più pericolosa, fu sempre vicino col cuore e con l'impegno di pastore alla popolazione di Siderno, offrendosi più di una volta come interlocutore paterno ed autorevole nei rapporti tra gli organismi politici che, anche a Siderno, qualche volta scivolarono sul terreno dello scontro più acceso.

Scriveva nel 1955: "Questo popolo tanto agitato, questo ambiente tanto discusso, questo centro tanto lottato ha bisogno di vita, di spazio, di lavoro. Ecco il problema del suo movimento. Chi sa penetrare nell'animo di questo popolo troverà un fondo di bontà eccezionale, un desiderio di pro­gresso e di sviluppo, uno spirito aperto a tutti i problemi. Diciamo questo al di sopra di tutte le faziosità ed interessi che possono esistere . . .